Don Peppe Diana - martire di giustizia.

Biografia

Don Giuseppe Diana nasce a Casal di Principe (CE) il 4 luglio 1958.

tela raffigurante don Peppe Diana, G. Guida 2010

tela raffigurante don Peppe Diana, G. Guida 2010

Nell’ottobre del 1968 entra nel Seminario Vescovile di Aversa dove consegue la licenza media e quella liceale classica. In questi anni si delinea la sua personalità : simpatico, esuberante, estroverso, eccellente nello studio.
Negli anni successivi frequenta i corsi di Filosofia e Teologia nella Pontificia Facoltà Gregoriana, ma il distacco dal suo mondo provoca in lui una crisi che lo porta ad abbandonare la scelta del sacerdozio, e, tornato in famiglia, si iscrive alla facoltà di Ingegneria di Napoli. Dopo alcuni mesi, però, sente il desiderio di rientrare in seminario, pienamente convinto della sua vocazione.

Nel 1981 consegue il baccalaureato in Teologia e nel 1985 consegue anche la laurea in Storia e Filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli.
Il 14 marzo 1982 viene ordinato sacerdote a Casal di Principe.
I suoi impegni nella Chiesa sono molteplici: capo reparto e poi assistente diocesano dell’Agesci; cappellano dell’Unitalsi e dell’ Hospitalitè a Lourdes; delegato diocesano per la pastorale dello sport e del tempo libero.

Insegna Religione nelle scuole superiori di Aversa.
Nel 1989 viene nominato parroco della Parrocchia di San Nicola in Casal di Principe. Svariate sono le esperienze ecclesiali e le attività promosse in questo periodo: dai gruppi di Azione cattolica a quelli sportivi, dall’accoglienza dei migranti al recupero dei ragazzi sbandati.
Accanto alle problematiche del territorio, nel 1991 scrive il documento “Per amore del mio popolo”  nel quale richiama il ruolo profetico della Chiesa nella lotta alla camorra. Promuove vari incontri nelle scuole su questo tema.

Il 19 marzo 1994, alle 7,30, è ucciso da quattro colpi di pistola sparati da un killer della camorra, nella sagrestia della sua parrocchia dove si preparava per celebrare la Santa Messa.
Il processo riguardante il suo assassinio, è durato 10 anni, si chiude nel 2004 smontando tutte le accuse e illazioni messe in giro per infrangerne la sua memoria.

“La scelta di uccidere don Giuseppe Diana” recita la sentenza, “ebbe soprattutto una forte carica simbolica, come segnale che avrebbe dovuto essere dirompente e risolutorio nella contrapposizione tra il gruppo De Falco-Quadrano e i Casalesi”.
Don Peppino scriveva : “Le nostre Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.

Dal documento  “Per amore del mio popolo” – 1991.