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ALTREFOLLIE : 5° rassegna teatrale del Teatro don Peppe Diana- Portici

6 appuntamenti in programma a partire dal prossimo 4 dicembre : “LE STATUE MOVIBILI”  che vede il ritorno di Nunzia   Schiano accompagnata  da   N.  Mucci, B. Musella,  D. Ioia,  R. Parisi,  C. Pellegrino,  C.  Esposito,  un  testo   della     tradizione    classica napoletana  di  A.  Potito;    “MAMMA,   PICCOLE TRAGEDIE  MINIMALI”, con Eva De Rosa,  del compianto Annibale Ruccello, rappresentazione di  personaggi  femminili  al limite  tra il tragico e il comico;   “IL BARBONE A GETTONI”, in cui Rosario D’Angelo  racconta una storia   fatta di  scelte,  convenzioni   sociali, piccole  verità;   la commedia noir   “PICCOLI CRIMINI CONIUGALI”  con Gioia Miale e  Antonio D’Avino, la vita  di  coppia  tra  risate  ed ironia;   il teatro civile con   “ANNA POLITKOVSKAJA”, concerto per  voce  solitaria,   interpretato  da  Ferdinando  Maddaloni  e Carmen  Femiano, dedicato   anche  ai giornalisti   Ilaria  Alpi  e  Antonio    Russo;    infine   “IO LA CANTO COSI!”,   omaggio   a Gabriella  Ferri, il  viaggio  di   Antonella  Morea   nel mondo  della  poliedrica  artista  romana.

Altrefollie promuove un teatro di qualità, frutto di impegno, studio, passione, teatro che sostiene la crescita culturale e lo sviluppo di una coscienza   civile   utile per la riaffermazione  dei   principi  di legalità e giustizia.

Per informazioni Teatro don Peppe Diana di Portici -Viale Tiziano n. 15- tel.  331.4251373.

Portici, 12 novembre 2015

 

Le Statue Movibili

L’attualità, ne Le statue movibili, funziona come fattore decisivo a fare della pièceun arguto e agile vaudevillein cui circola quasi un’aria parigina, ma dove sono presenti anche dei veleni propri alle atmosfere della città moderna. Il tema centrale è del giovane di relativamente agiata famiglia rustica che viene in città a cercarsi un altro destino, ma che non riesce, per indolenza e lentezza di indole, se non a indebitarsi col padrone di casa e a vivere di espedienti e di dolce far niente. A questo punto inizia la commedia, con l’ingresso in scena di un signore, ricco e supponente proprietario di case, che viene a proporre al protagonista, Felice Sciosciammocca e al suo servo Pulcinella, plebeamente e sanguignamente irridente ai tic e  alle presunzioni del parvenu entrato di sua iniziativa in casa, di dargli in fitto gratuitamente per un po’ di mesi un appartamento: con la presenza del giovane e del suo servo il signor proprietario vuole sfatare la leggenda che la casa sarebbe abitata da spiriti. (E’ la premessa di una situazione che più tardi maturerà, con implicazioni interiori, in Questi fantasmi di Eduardo).

L’inattesa proposta destabilizza i calcoli e il linguaggio stesso del protagonista, che si difende a suo modo con ammiccamenti e pasticheslinguistici. In realtà, dietro i gesti e le parole dei personaggi, si muove un’azione che li sovrasta: è la città che entra nella vita quotidiana e ne sconvolge l’ordinarietà e la privatezza. E’ l’arroganza della ricchezza che si accampa centrale e ineludibile come l’argomento con cui tutti devono fare i conti. L’interno familiare ne viene sconvolto: esso finisce per non appartenere più a chi ha il titolo legittimo di gestirlo secondo sue misure e suoi ritmi. La città, infine, trionfa definitivamente, come risolutiva di ogni nodo, nella scena delle “statue movibili”, che qui vengono chiamate in cause ed esibite come espedienti d’inganno, ma che non pertanto perdono la suggestività simbolica di sortilegio moderno, col quale Petito si misurerarà anche in altri lavori della sua ultima e lievitante stagione, come ad esempio Tre banche a ‘o treciento pe mille.…Na lotteria arfabeteca e soprattutto I quadri plastici e Il barraccone delle marionette meccaniche. Qui lo sgrammaticato e artigianale Petito fa dialogare Napoli con l’Europa e la modernità.

Il testo de “Le Statue movibili” (attribuito ad Antonio Petito) è uno dei tanti tasselli che hanno segnato il percorso della cosiddetta “mutazione”, ovvero l’inarrestabile processo che terminerà con Scarpetta e che vede la definitiva affermazione del “Felice” a dispetto della storica maschera di Pulcinella, che per secoli aveva segnato le scene.

La sensazione, in questo testo, è che siamo ancora in una fase interlocutoria di questo processo, Felice è un giovane scanzonato studente e Pulcinella ancora un servitore scaltro, capace di risolvere, con le sue trovate, le disgrazie a cui la miseria e la costante mancanza di denaro condanna i due. Lo spirito è quello allegro e vivace che regna nelle case degli studenti squattrinati, per i quali l’amore, il gioco, il divertimento e il mangiare a sbafo costituiscono le uniche preoccupazioni della giornata.

Questo spirito allegro resta tale anche quando le faccende si complicano, anche quando la scoperta dell’inganno presuppone la punizione da parte degli adulti. Questi due

mondi, quello bambino di Felice e Pulcinella e quello adulto dei proprietari di casa e dei parenti, non si incontrano mai, se non per artifici che servono ad arrivare ad un finale conciliante, ma le differenze restano e resteranno in barba alle promesse e alle buone intenzioni. Nei dettagli, dalla scena ai costumi questa distanza è palese, da un lato la miseria a cui fa da contrappunto la gioia spensierata, dall’altro lo sfarzo manifesto segno di solidità economica ma anche di arroganza e presunzione. La trasparenza dei comportamenti, l’inganno evidente, la manifesta volontà di trasgressione sono sottolineati e ancor più evidenziati dalla scenografia che progredisce verso trasparenze in cui l’interno e l’esterno si fondono fino a quando la città invade l’interno casa.

Il testo lascia spazio alla creatività e all’improvvisazione degli attori con reinvenzioni che ci derivano dall’enorme patrimonio che dal Maccus arriva fino ai giorni nostri e che non disdegna puntate anche nel quotidiano più recente.

Mamma
piccole tragedie minimali

di Annibale Ruccello

Cimentarsi con il linguaggio di Annibale Ruccello, è un’esperienza affascinante, sia sotto il profilo della messa in scena e dell’approccio recitativo, sia per la dimensione in cui si viene catapultati, attraverso un linguaggio che seppure antropologicamente dettato dal passato, In maniera universale lo si vede trasformato nel presente ed in qualche caso, nel futuro. Ed è ciò che avviene In Mamma, piccole tragedie minimall. Fu questa l’ultima opera messa in scena da Ruccello. Quasi un involontario testamento che partendo dalle mamme delle fiabe di G. Battista Basile, rielaborate insieme a Roberto De Simone, attraversa i nostri giorni, nutrendosi spesso, di stereotipi televisivi lasciandone Immutato il linguaggio. Ed è proprio questo meccanismo che il pubblico riconosce ed elabora.

Mamma, questo il titolo originale dell’ultima messa in scena di Ruccello, prima della sua prematura scomparsa. L’opera, venne successivamente pubblicata con li titolo di Mamme, piccole tragedie minimall. Quattro quadri che raccontano quattro microstorle. Oltre a tre microstorie, Annibale aveva previsto un primo episodio composto da favole (“Catarinella e il principe serpente”, “Miezzoculillo”, “il re dei Piriti” dove, in qualche modo, le protagoniste sono soprattutto le figlie). Il contrasto antico-moderno è il fondamentale punto dl partenza della ricerca rucceillana, che evidenzia una profonda omologazione culturale creata dall’invasiva presenza del mass media. Sono le tre eroine, tre donne in tre storie tragiche.
“Maria di Carmelo”: vita quotidiana di una donna ospite di un manicomio perché convinta dl essere la Madonna, ed un degradato rapporto con le suore.
“Mal di denti”, tratto da “Notturno di donne con ospiti”, ovvero una mamma che nella sofferenza temporanea del mal di denti, nel giorno di Venerdi santo, scopre che la figlia Adriana è incinta. Le sue considerazioni spaziano dal senso comune di vergogna/rabbia al rifiuto del pensiero di scendere di un gradino sociale (I) imparentandosi con ll figlio di un operaio, fino alla tragedia del suicidio della ragazza.
Ed infine, il monologo che chiude l’opera: “La telefonata”. In questo monologo, un’unica, lunga infinita telefonata, la Mamma che si preoccupa dei massimi sistemi dell’umanità ovvero telenovelas e gossips — quelle che oggi sarebbero l’umanità in scena delle defilippomaria e barbaradurso e dei verissimo.
Dunque, il passato quale punto di partenza dl ricerca e costruzione di nuovi linguaggi, la consapevolezza di doversi necessariamente confrontare con li retaggio culturale della parola, rapportando 1 contenuti, a quelli che sono gli aspetti ed I1 contesto attuale, 1 cui risvolti, restano dl natura antropologica. Pertanto, il riferimento alle favole dl G. Battista Basile, é motivo di ulteriore conferma che dal passato si attinge necessariamente.
lo non sono un “letterato”, sono un sensibile, un istintivo; attingo la materia grezza dalla vita, poi la plasmo, la limo e ne faccio opere teatrali, soffermandomi su quanto mi è rimasto impresso, vivendo la mia infanzia a contatto della folla, della folla varia, spicciola, proteiforme, multanime, pittoresca della mia terra di sole. Il mio teatro è fatto di suoni, di voci, di canti, sempre gaio e nostalgico, festoso e melanconico” (R. Viviani)

Ed è proprio partendo da Viviani, tra l’altro, entrambi nativi di Castellammare dl Stabia che intendo richiamare il contesto del linguaggio. Partendo da quella stessa folla varia e multiforme da cui Raffaele Viviani, ha attinto. Ruccello ha il merito di rendere il linguaggio dl quella stessa folla, ancora più riconoscibile lasciando che arrivi al pubblico, in maniera spesso cruda e diretta, senza metafora alcuna.
Pertanto, non mi riferirò alle fiabe nel prologo delle tre microstorie ma mi piace pensare, spero senza confronto alcuno, ad un riferimento o meglio ad un ripartire dal linguaggio vivianeo. E spero di non sbagliarmill
Per questo complesso e laborioso lavoro, ho scelto la poliedrica e talentuosa attrice Eva Ce Rosa, perché la sua “visceralità e passionalltà” riesce a rendere questi personaggi veri, carnali e vivi, sbalordendo ed inchiodando Il pubblico in sala.
Salvatore Gramaglia

Lello Serao

Piccoli crimini coniugali

di Eric Emmanuel Schmitt, regia curata da Antonio D’Avino che sarà protagonista dell’evento insieme all’attrice Gioia Miale.

Un’entusiasmante commedia noir, sospesa tra risate, momenti riflessivi, un pizzico di velata ironia sulla vita di coppia. In una relazione si insidiano sempre domande che manifestano, con il passare del tempo, intrighi. Sono i punti interrogativi lasciati in sospeso a suscitare dubbi, verità nascoste più nel bene che nel male.
Questo è ciò che accade in “Piccoli crimini coniugali”, giallo coniugale in cui i due protagonisti si ritroveranno a confrontarsi con vicende del passato che scuoteranno l’animo dell’uno e dell’altro. Sarà un incidente domestico a far perdere la memoria di Lui che, dopo esser stato dimesso dall’ospedale, torna a casa con pochi ricordi, per lo più sbiaditi, tanto che non è in grado neppure di riconoscere la moglie. Insieme tenteranno di ricostruire la loro storia, mettendo insieme momenti della relazione amorosa come fosse un puzzle confuso, tanto confuso da rivelare “crepe”.
Tra lapsus si cerca di trovare la lucidità che potrebbe risanare ferite curate malamente, per poter fare chiarezza su ciò che era troppo confuso oppure offuscato dalle bugie di un amore.
“Piccoli crimini coniugali” è uno spettacolo ricco di intrighi, attento alla riflessione sulla vita di coppia ma anche sull’animo del singolo e sul confronto con il proprio partner.

IL BARBONE A GETTONI

«La storia di Zorro diventa quella di tutti gli uomini,

continuamente chiamati a scegliere tra l’ordine, le certezze, l’abitudine

e le convenzioni sociali da una parte, e la propria verità dall’altra.»

Zorro è un barbone-clochard che in cambio di pochi spiccioli – sarà lo spettatore stesso a darglieli se vorrà – racconta pezzi della sua storia, ma esaurito il tempo del gettone si ferma. E di nuovo lo spettatore deciderà se farlo continuare con un altro gettone.

Zorro entra ed esce dal racconto, gioca, scherza, ripete con precisione i gesti quotidiani – fa quello che fan tutti: si sveglia, si lava, si veste, mangia, dorme –, mentre scava nella memoria alla ricerca delle cause che l’hanno portato a vivere per strada, chiedendosi se sia stato il destino o si sia trattato di una scelta.

«Quale forza fa sì che un piano, sul quale si dispongono ordinatamente le esistenze, possa all’improvviso inclinarsi e generare scompigli tali da non riprendere più il filo con il quale muoversi in direzione dell’ordine?

Questa è la domanda che si pone Zorro che, ripercorrendo negli stralci della sua memoria, cerca di scorgere l’istante in cui la forza fece sì che il suo piano si potesse inclinare.

Nel suo racconto carsico i sedimenti degli eventi che hanno marcato la sua vita fino a quel momento vanno a costituire la storia di un uomo che, guidato dalla accidentalità del caso, recupera al prezzo di ogni certezza e comodità perduta soltanto un nocciolo di pesca da poter tenere nel palmo di una mano come ogni principio di libertà che si rispetti. La storia di Zorro diventa allora di tutti gli uomini, continuamente chiamati a scegliere tra l’ordine, le certezze, l’abitudine, le convenzioni sociali, da una parte, e la propria verità dall’altra».

 Ettore Nigro

ANNA POLITKOVSKAJA. CONCERTO PER VOCE SOLITARIA

Il 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaja è stata assassinata a Mosca, nell’ascensore del suo palazzo. Era la più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi.
Ferdinando
Maddaloni ha realizzato sulla vicenda una docufiction e un concerto/spettacolo, aggiudicandosi, dopo una lunga tournée partita il 27 maggio 2008 dal Museo Pan di Napoli, numerosi riconoscimenti. Targhe, premi, servizi, articoli, il gruppo 
www.facebook.com/noinon dimenticheremo Anna Politkovskajasono stati sempre utilizzati come cassa di risonanza per mantenere vivo il coro d’indignazione a protezione dei figli di Anna, Ilya e Vera, impegnati nella titanica impresa di far riaprire il processo per l’omicidio della madre conclusosi, per ben due volte, con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nel maggio del 2014, al terzo tentativo, dopo l’arresto dell’esecutore materiale, il tribunale di Mosca ha emesso severe condanne.

  • Nel 2016, a 10 anni dall’ omicidio, torna in scena “Anna Politkovskja: concerto per voce solitaria”, in versione riveduta, corretta e dedicata, stavolta, anche a  due giornalisti italiani, Ilaria Alpi e Antonio Russo. 
  • Accompagnato dalla profonda sensibilità di Carmen Femiano e dalla graffiante chitarra di Nicola Dragotto, guidato dal sempreverde principio diJean de Santeulcastigat ridendo mores, Ferdinando Maddaloni proporrà al pubblico un viaggio sui binari della satira, nelle stazioni dell’assurdità umana, con drammatiche fermate previste in Russia, Polonia, Italia e Cecenia durante le quali mescolando fantasia ad autobiografia, lo spettatore sarà proiettato in un vortice di contrastanti emozioni.

 

…IO LA CANTO COSI’ !

omaggio a Gabriella Ferri.

di Fabio Cocifoglia e Antonella Morea

con documenti tratti dal libro

“Gabriella Ferri – SEMPRE “

della Iacobelli Edizioni

curato da Pino Strabioli e Seva Borzak

con ANTONELLA MOREA

regia FABIO COCIFOGLIA

chitarra EDO PUCCINI

fisarmonica/violino VITTORIO CATALDI

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