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ALTREFOLLIE : 3° rassegna teatrale del Teatro don Peppe Diana- Portici

ANIMALI COME NOI, UN PUNTO DI VISTA STRA-ORDINARIO.

Napoli. Il Teatro Cerca Casa. 2 giugno 2013. “Stasera parleremo di animali…sentitevi a vostro agio!”. Esordisce così, sottile e ammiccante, Paolo Cresta, per presentare “Animali come noi” tratto
dal libro “Sei una bestia Viscovitz” delbiologo Alessandro Boffa. Da ben cinque stagioni teatrali questa metafora della natura si insinua indisturbata tra risate e sospensioni, mentre Carlo Lomanto crea un set incantato con voce e percussioni. Possiamo sentire il vento della savana, e ridere di un vecchio leone, aspettare che la corrente cambi, o chiuderci nel guscio strutturato delle nostre insicurezze, ma non potremo mai cambiare la natura. Ci vuole poco per emozionare e divertire se i ritmi della narrazione sono veri, sentiti e vissuti come avviene tra i due artisti. Paolo Cresta è un autentica calamita umana.
“Ama il prossimo tuo, che chi è lontano resterà tale”: lo spettatore diviene partecipe di un’etica stra-ordinaria. Attraverso la disillusione di una lumaca, o la misoginia di una mantidereligiosa, il monologo ha l’energia di uno spettacolo pieno di personaggi diversi e paradossalmente reali. La forza delle immagini indaga passioni ed esperienze di un Viskovitz qualunque sempre alla ricerca della sua Ljuba. “In un attimo, in uno di quegli attimi in cui si decide la vita” una serie di racconti ironici diventano simbolo universale delle contraddizioni dell’esistenza umana, animale e vegetale; il tutto condito con irresistibile umorismo: “ti prego sbranami, sono molto tenera…ho sempre brucato solo germogli!”.
Anita Laudando

 

 

CONCERTO BLU

Un viaggio nelle parole e nella vita di uno dei cantautori italiani più famosi al mondo: Domenico Modugno. Sarà l’attrice e cantante Lalla Esposito a far rivivere sul palcoscenico la storia del padre della musica leggera italiana, considerato tra i più grandi autori e interpreti d’Europa. Concerto Blu è un omaggio al cantautore pugliese che da Polignano a Mare, paesino dalle case bianche a picco sul mare, è partito alla conquista del pubblico di tutto il mondo lasciando una traccia profonda nella canzone moderna. Una rivoluzione in musica, quella di Modugno, ricostruita e interpretata dall’intensa Lalla Esposito che dello spettacolo ha curato anche la partitura drammaturgica, con le musiche eseguite dal vivo dal maestro Antonio Ottaviano. Concerto blu si costruisce su delicati contrappunti di musica e parole. La vita, le canzoni, i successi, le passioni, la malattia e l’arte si snodano in sei passaggi recitati, tratti dai diari dell’autore che raccontano la parabola esistenziale di un uomo in cui vita e arte si rincorrono sulla via del successo: da quello insperato di “Nel blu dipinto di blu” fino al mortale lavoro in Fininvest. Lo spettacolo sarà un viaggio fra la poetica e la musica innovativa del grande Domenico Modugno, l’artista a tutto tondo che ha cambiato la musica italiana. Solare, tempestoso, irruento, Modugno diede prova di eccellente capacità artistica anche a teatro, fino alla malattia che lo penalizzò fisicamente. Come tutti i personaggi così propulsivi Modugno celava una nota malinconica che forse era anche la molla del suo talento e della sua esuberanza.

 

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“Tra tutti i generi artistici , il teatro è quello più strettamente collocato in un concreto spazio e tempo; vi è incastrato fisicamente: esiste ‘qui e ora’ o non esiste affatto; non può attendere il suo momento e lo spettatore sugli scaffali di una biblioteca,in una galleria d’arte. Vorrei sottolineare la particolare difficoltà in cui viene a trovarsi un drammaturgo privato del teatro, e quindi del ‘qui e ora’ così importante per la sua scrittura. Se un pittore non può esporre o un poeta pubblicare, si trovano naturalmente anch’essi in una situazione difficile. Ma, si tratta di una difficoltà di ordine affatto diverso rispetto alla difficoltà del drammaturgo tagliato fuori dal teatro. Il drammaturgo senza teatro è privato della casa più sua , del terreno in cui cresce il concreto ‘qui e ora’ sociale di cui e per cui scrive, attraverso cui il suo lavoro prende vita e diventa quello che è, di cui vive e in mancanza del quale perderebbe quasi ogni senso. So di che cosa sto scrivendo , perché è precisamente la situazione in cui mi trovo: sono ormai diciassette anni che i miei testi teatrali non si possono rappresentare nella mia patria e, se vengono rappresentati in altri paesi, io da diciassette anni non posso vederli”.

Così scriveva Vàclav Havel nel 1986 in un saggio appassionato dall’eloquente titolo “Lontano dal teatro”, preso in prestito non solo perché Havel scrisse L’udienza quando non poteva veder rappresentate le proprie opere , ma anche come spunto meditativo da cui partire per poter indagare sull’attuale situazione del teatro . L’udienza , scritta in soli due giorni nell’estate del 1975 e ispirata ad una personale esperienza di Havel, ha come tema il rapporto del singolo e della società con il potere. Havel ci presenta un colloquio al tempo stesso realissimo e grottesco: dove il protagonista , un dissidente perseguitato per le sue idee è costretto a guadagnarsi da vivere come scaricatore di barili in uno squallido birrificio. Sarà ricevuto dal “capo del birrificio” alcolizzato da cui dipende tutto il suo destino. In questa “udienza”, vengono messi in evidenza i meccanismi che portano alla repressione delle libertà individuali, che trasformano gli uomini in delatori, vittime e carnefici. Ma anche di quei processi che portano l’individuo ad adattarsi al sistema, senza far nulla per poterlo cambiare dall’interno. Vanèk infatti, l’intellettuale, rifiuta i compromessi fino ad un certo punto
mentre il capo rinuncerebbe volentieri a qualche privilegio garantito dalla sua classe sociale per un po’ di immateriale gloria . L’amara conclusione però, è la consapevolezza e la presa di coscienza che la solidarietà, tra gli individui, è possibile solo sul piano materiale.

ratto da “Udienza” di Vàclav Havel
scene e costumi Barbara Veloce
trucco Daniela Luna Esposito
aiuto regia Napoleone Zavatto
adattamento e regia Antimo Casertano
con Antimo Casertano e Sergio Del Prete

 

Sentimenti all’Asta

Lo spettacolo prende lo spunto da tematiche e personaggi del teatro inglese contemporaneo, per elaborare una riflessione su “possibili” storie femminili di madri e mogli abbandonate, che definire “a solo“potrebbe esser riduttivo,in quanto la scrittura fruga nell’identità multipla della voce portante,ovvero nell’animo di una protagonista che si sdoppia orientando le battute verso zone oscure di se, dialogando con interlocutori di comodo (un lui assente,una sedia…etc.) che sembrano assomigliare ad un IO-diviso.
La regia mira a sottolineare attraverso la prova d’attrice, il coraggio,l a forza intuitiva, l’impensabile immaginazione delle donne. Viene anche scelta la via della commistione fra espressioni artistiche (la scena è in parte creata in tempo reale dalla estemporanea creatività di un ‘artista visiva, e proiettata sull’azione) sempre a guida femminile: alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi nei teatri possibili.
La trama illustra un percorso terapeutico, un viaggio nella notte dei diversivi, dopo aver incassato l’abbandono del partner, e culmina nella vendita all’asta dei ricordi, oggetti d’affezione e merce ormai pregressa da cui ci si deve staccare per razionalizzare la fine di un rapporto.

di Arnold Wesker
con Nunzia Schiano
illustrazioni dal vivo Sissi Farina, Anna Verde
regia Niko Mucci

 

 

Questione di un attimo

“il testo non vuole suggerire soluzioni, ma innescare una riflessione consapevole. Ho voluto che il protagonista non fosse un eroe perché troppo spesso la straordinarietà degli altri rappresenta un alibi per se stessi”. Alessandro Gallo, che per il suo lavoro ha ricevuto a Napoli la Medaglia d’argento al valor civile, lo definisce “un monologo per attore solo e sette voci. È un racconto chiaro,  un’analisi lucida del mestiere di giornalista, del quale troppo spesso dimostriamo tutti di non conoscerne la realtà, e del riciclaggio di danaro che in Italia rappresenta una quotidianità dinanzi alla quale chiudiamo quasi sempre gli occhi”.

di Emanuele Tirelli
con Marco Ziello
regia Alessandro Gallo
assistente alla regia Maria Cristina Sarò
frammenti audio/video Luce Narrante
illustrazioni e grafica Gianfranco Cioffi

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